Napolitano rieletto per continuare la politica di austerità e di guerra del capitale finanziario
In un quadro di profonda crisi economica e politica Giorgio Napolitano è stato rieletto
al Quirinale. Un fatto inedito, espressione del declino dell’imperialismo
italiano e della disgregazione della democrazia borghese.
L’implosione del PD - un apparato elettorale e di potere che supporta il capitalismo ed ignora le aspirazioni operaie e popolari al cambiamento - è un aspetto di questo processo, che si esprime nella trasformazione reazionaria dello Stato, nella falsificazione del parlamentarismo, nella soppressione delle libertà e dei diritti della classe operaia.
Il PD non ha voluto
eleggere Rodotà, perché il giurista liberal-democratico aveva criticato il
patto di stabilità UE e le misure economiche che affossano i principi
costituzionali.
Serviva a tutti i costi sbloccare la situazione, eleggendo un presidente gradito
ai “mercati finanziari”, agli USA, all’UE e al Vaticano, alle destre di
Berlusconi, un difensore dello status quo, dei privilegi e delle posizioni di
rendita dei corrotti partiti della borghesia. Un partito disfatto e una classe
senza speranze nell’avvenire non potevano che ritrovarlo in “Re Giorgio”, che
aveva imposto il governo “tecnico” di UE-BCE-FMI.
Il programma che Napolitano continuerà a garantire dal Quirinale è la politica di austerità e di guerra, cioè l’Agenda Monti uscita sonoramente sconfitta dalle elezioni, l’intensificazione dell’offensiva capitalista e della repressione contro la classe operaia.
Allo stesso tempo il reincarico a Napolitano è l’ennesima dimostrazione che i vecchi partiti parlamentari, in lizza fra di loro su questioni secondarie, sono tutti d’accordo sulle questioni vitali del dominio borghese e si comportano come un solo partito a difesa degli interessi del capitale e delle sue istituzioni, sempre più distante dalle masse.
Ora si profila un governo d’assalto della borghesia, appoggiato da banchieri, industriali e vertici sindacali collaborazionisti, che approverà misure e controriforme antipopolari per continuare a scaricare tutto il peso della crisi capitalistica sulle spalle dei lavoratori, mentre un pugno di parassiti e di ricchi continuerà ad arricchirsi.
Sono già partite mobilitazioni spontanee in alcune città contro il disegno reazionario del grande capitale. Proseguiamole ed estendiamole, in modo organizzato!
Tutti in piazza il 25 Aprile, il 1° Maggio e il 18 maggio a Roma con gli operai metalmeccanici. Diamo vita al fronte unico di lotta contro le politiche di austerità e la reazione, per un’alternativa di rottura rivoluzionaria con un sistema moribondo.
Realizziamo vere giornate di lotta operaia e popolare contro la reazione vecchia e nuova, la criminale politica di austerità dell’UE e le guerre della NATO, il patto neo-corporativo, per difendere i nostri interessi politici ed economici, le libertà conquistate a caro prezzo.
Avanti con la lotta di massa per la rivoluzione proletaria e il socialismo, il mondo nuovo per cui hanno combattuto tanti Partigiani, unica soluzione dei problemi esistenti.
Gli operai, i lavoratori sfruttati devono riprendere la fiducia in se stessi, abbandonando le illusioni parlamentari e i chiacchieroni piccolo-borghesi funzionali al capitale. La classe operaia ha la forza per far saltare i piani del capitale spezzando i freni riformisti e forgiando i propri organismi di lotta.
Sotto i colpi della crisi e dell’offensiva borghese lo scontro di classe si inasprirà. E’ necessario e urgente un vero Partito comunista basato sul marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario, con solide radici nella classe operaia, per preparare e dirigere la lotta degli sfruttati e degli oppressi per abbattere un sistema barbaro e incivile.
Il rafforzamento di Piattaforma Comunista significa il rafforzamento della lotta per la rottura completa e definitiva dall’opportunismo e la formazione del Partito quale reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato.
21.4.2013
Piattaforma Comunista
teoriaeprassi@yahoo.it
www.piattaformacomunista.com
5 per mille 2013:
non versare una quota delle imposte ai padroni, allo Stato o alla Chiesa.
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